Forse te l’ha detto la pediatra, forse l’hai pensato tu e non l’hai detto a nessuno. La parola autismo fa paura soprattutto per quello che immaginiamo significhi. Quello che significa davvero dipende molto da cosa si fa, e da quando si comincia a farlo.
Cosa sono
I disturbi dello spettro autistico sono condizioni del neurosviluppo caratterizzate da difficoltà persistenti nella comunicazione e nell’interazione sociale e da comportamenti o interessi ripetitivi. Si parla di spettro perché le manifestazioni variano enormemente da persona a persona: dal bambino senza linguaggio verbale al ragazzo con un linguaggio ricco che non riesce a stare in un gruppo.
I segnali che valutiamo
- Poca risposta al nome, contatto oculare ridotto o poco modulato.
- Assenza del gesto di indicare per condividere un interesse.
- Ritardo del linguaggio, o linguaggio presente ma usato poco per comunicare.
- Gioco ripetitivo, difficoltà nel gioco di finzione.
- Movimenti ripetitivi, forte bisogno di routine, reazioni intense ai cambiamenti.
- Ipersensibilità o iposensibilità a suoni, luci, contatto, consistenze del cibo.
- Difficoltà a stare con i coetanei, anche quando il bambino li cerca.
Nessuno di questi segnali, da solo, significa che c’è un disturbo. È la loro persistenza nel tempo, e il peso che hanno sulla vita di tutti i giorni, che vale la pena far valutare.
Come lavoriamo
La presa in carico dei disturbi dello spettro autistico parte da una valutazione diagnostica multidisciplinare, coordinata dal Neuropsichiatra Infantile e integrata con le competenze delle diverse figure dell’équipe.
Il percorso comprende il colloquio anamnestico con i genitori, l’osservazione clinica diretta del bambino e l’utilizzo di strumenti diagnostici standardizzati, tra cui, quando indicato, ADOS-2 (Autism Diagnostic Observation Schedule – Second Edition) e ADI-R (Autism Diagnostic Interview – Revised). La valutazione può essere integrata con approfondimenti cognitivi, neuropsicologici, neuropsicomotori e logopedici, in relazione all’età e alle caratteristiche individuali del bambino.
Quando indicato, il progetto terapeutico viene costruito in modo personalizzato e multidisciplinare e può comprendere interventi ABA con supervisione, interventi secondo il modello Denver (ESDM) per i bambini più piccoli, logopedia, neuropsicomotricità, Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), interventi cognitivo-comportamentali e Parent Training.
Le diverse figure professionali lavorano sulla base di obiettivi condivisi e di un unico progetto terapeutico individualizzato, confrontandosi periodicamente all’interno dell’équipe per monitorare i progressi, aggiornare gli obiettivi e garantire continuità e coerenza agli interventi.
L’obiettivo non è soltanto intervenire sulle difficoltà, ma valorizzare le competenze del bambino, favorire la comunicazione e l’autonomia e sostenere la famiglia nel percorso di crescita.
Cosa possiamo dirti con onestà
Non promettiamo esiti, perché nessuno seriamente può farlo. Possiamo dirti che l’intervento precoce e coordinato è ciò che la ricerca indica come più utile per lo sviluppo della comunicazione e delle autonomie, e che è esattamente il modo in cui lavoriamo.
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